Trema ancora
la mia terra,
alcova di boschi
e di silenzi.
Tra le mani scorrono le pietre
frantumi di storia e di radici,
si sgretola sul letto di trifoglio
il ricordo di presepi colorati.
Scenario antico di monti inquieti,
patto sacro tradito dagli umani,
cumuli di lacrime sotto la luna,
riflessi d’ un pianto senza dimora.
Trema ancora
il mio sguardo,
ampolla di vuoto
e d’incoscienza.
Genziane calpestate dalla notte
riprenderanno la luce del domani,
un balsamo il sangue del martirio,
sulle piaghe aperte dal dolore
Preghiera su un rosario di memorie,
lasciate al vento freddo della sera,
il grido d’ un inganno ripetuto
sull’eco d’una valle ormai ferita.
Trema ancora
la mia voce,
un canto di figlio
e... di fratello.
© "Trema ancora, la mia terra" di Lorenzo de Vanne

(immagine presa dal sito de "La Stampa" di Torino"